IL “PESO” DELLE PROTESI

Claudio Pagliani
Presidente ANDI – Sezione provinciale di Milano e Lodi

 

Quando arriva il momento di ricorrervi si scopre di essere “vecchi”. Il ruolo del dentista nel favorirne l’accettazione, ma anche nel promuoverne la corretta manutenzione. A cominciare dalla pulizia e dalle caratteristiche degli adesivi da utilizzare.

Al giorno d’oggi nella realizzazione delle protesi vengono applicati tutti i concetti dell’estetica e della gnatologia, anche nel caso delle dentiere prodotte nel sociale, a livello di ASL. Tuttavia, nonostante le protesi mobili offrano oggi ottimi risultati sul piano funzionale ed estetico, per il paziente il momento in cui si trova di fronte alla necessità di ricorrervi significa anche doversi confrontare con l’idea di essere diventato vecchio, con il timore di veder compromessi i rapporti sociali. Si comprende dunque come questo rappresenti un momento molto delicato che pone al paziente un problema di accettazione della nuova realtà. È perciò estremamente importante che vi sia uno scambio, una condivisione sulle scelte da compiere.

Mentre chi è già portatore di una protesi totale, magari mal funzionante, è sempre disponibile perché sa già che grazie al nostro intervento può ottenere un vantaggio sul piano funzionale ed estetico, i problemi maggiori si incontrano in genere con chi è affetto da malattia parodontale (la piorrea). Può accadere che in un tempo estremamente breve i denti diventino mobili tutti nello stesso tempo: questo è il momento in cui l’individuo “scopre” di essere vecchio ed è anche il momento in cui, grazie a una buona capacità tecnica e a un adeguato sostegno psicologico, si può aiutare il paziente a superare questo momento difficile.

L’importante è far sì che si renda conto di quello che è necessario fare, rassicurarlo del fatto che la protesi non comprometterà la sua vita di relazione, ma al contrario gli permetterà di riacquistare un bel sorriso, un elemento essenziale nei rapporti interpersonali.

Una volta che ha compreso tutto ciò il passo diventa più facile. Oltretutto spesso il paziente arriva negli studi con i suoi denti ballerini, con un brutto sorriso e ne esce con in bocca una dentiera che, magari non gli consentirà di mangiare subito una bistecca, ma gli permetterà di andare a lavorare e di avere una vita di relazione assolutamente normale. Ciò che invece non piace ai pazienti è la dentiera fatta dall’abusivo sotto casa, che gli balla in bocca, che lo condiziona nei rapporti con gli altri per cui vive con la paura che gli si sposti, che mette la mano davanti alla bocca quando ride e addirittura quando parla.

 Una volta applicata la protesi, è importante che il paziente si renda ben conto che è necessaria un’adeguata cura e manutenzione e che, soprattutto all’inizio, si faccia seguire regolarmente dal dentista, poiché coloro che diventano edentuli vanno incontro a una  notevole perdita ossea soprattutto nei primi sei mesi. Di conseguenza, specie nel primo periodo la protesi ha bisogno di essere continuamente riadattata.

Le dentiere sono manufatti di resina molto belli, resistenti, ma non sono eterne: per garantirne una lunga vita è necessario che il paziente segua alcune regole. La prima è quella di un’accurata pulizia: la protesi è a bagno nella saliva, a sua volta piena di batteri e quindi deve essere pulita con molta attenzione. La placca è un po’ come una colla, di consistenza simile a quella dell’inchiostro delle penne a sfera; ciò significa che non basta mettere la dentiera solo sotto il getto d’acqua o infilarla in un bicchiere con una pastiglietta effervescente: per rimuovere la placca è necessario spazzolarla adeguatamente. E il paziente deve anche ripulire e massaggiare le gengive con lo spazzolino, proprio come se avesse i denti, perché questo massaggio delle gengive aumenta il trofismo della mucosa e aiuta ad accettare la protesi. Dopo essere stata pulita la protesi deve essere lasciata in una soluzione disinfettante per alcune ore. Questo intervallo senza dentiera è importante anche per il paziente in quanto consente alla mucosa di riprendere il suo trofismo naturale.

Un consiglio utile è poi quello di fare dei boli alimentari ridotti e di cercare di masticare il più possibile a destra e sinistra contemporaneamente per non destabilizzare la protesi.

Un altro capitolo riguarda l’impiego degli adesivi. Qui raccomandiamo di fare attenzione alla quantità applicata. Spesso infatti il paziente utilizza gli adesivi come dei riempitivi che vanno a compensare gli spazi vuoti fra la protesi e la mucosa, quando questo succede significa che venuto il momento di andare dal dentista. Attenzione dunque ai prodotti che, creando dei “cuscinetti”, determinano un rialzo eccessivo della protesi, ma anche una compressione e un’atrofizzazione a carico delle mucose, innescando un circolo vizioso il cui risultato finale è l’ulteriore incremento del riassorbimento osseo e quindi una minore stabilità della dentiera. Una formulazione come quella in strisce, che garantisce un dosaggio ottimale dell’adesivo, può effettivamente rispondere all’esigenza di evitare l’applicazione di quantità eccessive di prodotto.

Oltre a evitare il rischio di rialzi, l’adesivo ideale dovrebbe garantire una buona tenuta nel tempo, ma dovrebbe essere anche facilmente rimuovibile per consentire un’agevole pulizia della protesi. È soprattutto importante che non lasci detriti, né sulla protesi né sulla mucosa del cavo orale: spesso il paziente infatti pulisce la dentiera, ma non la sua bocca, e il materiale che vi rimane adeso può creare dei problemi. Non deve infine provocare allergie, né irritazioni locali ed è importante che il suo sapore sia neutro.